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LA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS
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Il dialogo. «Perché mia mamma mi ha abbandonato?». Il Papa: piango per te

Il dialogo. «Perché mia mamma mi ha abbandonato?». Il Papa: piango per te

Il dialogo. «Perché mia mamma mi ha abbandonato?». Il Papa: piango per te

CONTRO LE SLOT SCENDE IN CAMPO  IL DON DI SORESINA  ANGELO PICCINELLI

 

Il dialogo. «Perché mia mamma mi ha abbandonato?». Il Papa: piango per te

 

 
lunedì 19 febbraio 2018
Il colloquio di papa Francesco con un gruppo di ragazzi romeni ospiti di un orfanotrofio. «Nemmeno di Giuda sappiamo se è andato in cielo... ».
 

 

Foto dall'archivio Ansa del 2013

Il 4 gennaio scorso, papa Francesco ha ricevuto in Udienza un gruppo di ragazzi romeni ospiti di un orfanotrofio, aiutati dalla Ong FDP protagonisti nell’educazione, che opera da anni in Romania.

Riportiamo qui la trascrizione, pubblicata dal sito vaticano, delle risposte del Papa alle domande dei ragazzi.

Cari ragazzi, cari fratelli e sorelle,vi ringrazio per questo incontro, e per la confidenza con cui mi avete rivolto le vostre domande, in cui si sente la realtà della vostra vita. Ho qui le vostre domande, che avevo già letto. Ma prima di rispondervi vorrei ringraziare con voi il Signore perché siete qui, perché Lui, con la collaborazione di tanti amici, vi ha aiutato ad andare avanti e a crescere. E insieme ricordiamo tanti bambini e ragazzi che sono andati in cielo: preghiamo per loro; e preghiamo per quelli che vivono in situazioni di grande difficoltà, in Romania e in altri Paesi del mondo. Affidiamo a Dio e alla Vergine Madre tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che soffrono per le malattie, le guerre e le schiavitù di oggi. E ora vorrei rispondere alle vostre domande.

Lo farò come posso, perché mai si può rispondere del tutto a una domanda che viene dal cuore. In queste domande la parola che voi usate di più è “perché?”: ci sono molti “perché?”. Ad alcuni di questi “perché?” posso dare una risposta, ad altri no, solo Dio può darla. Nella vita ci sono tanti “perché?” ai quali non possiamo rispondere. Possiamo soltanto guardare, sentire, soffrire e piangere.

Prima domanda: Perché la vita è così difficile e tra noi amici litighiamo spesso? E ci imbrogliamo? Voi preti ci dite di andare in Chiesa, ma immediatamente quando usciamo sbagliamo e commettiamo peccati. Allora perché sono entrato in Chiesa? Se io considero che Dio è nel mio animo, perché è importante andare in Chiesa?

Papa Francesco: I tuoi “perché?” hanno una risposta: è il peccato, l’egoismo umano: per questo – come dici tu - “litighiamo spesso”, “ci facciamo del male, ci imbrogliamo”. Tu stesso lo hai riconosciuto, che anche se andiamo in Chiesa, poi sbagliamo ancora, rimaniamo sempre peccatori. E allora giustamente tu ti domandi: a cosa serve andare in chiesa? Serve a metterci davanti a Dio cosi come siamo, senza “truccarci”, cosi come siamo davanti a Dio, senza trucco. A dire: “Eccomi, signore, sono peccatore e ti chiedo perdono. Abbi pietà di me”. Se io vado in chiesa per far finta di essere una buona persona questo non serve. Se vado in chiesa perché mi piace sentire la musica o anche perché mi sento bene non serve. Serve se all’inizio, quando io entro in chiesa, posso dire: “Eccomi Signore. Tu mi ami e io sono peccatore. Abbi pietà di noi. Gesù ci dice che se facciamo così, torniamo a casa perdonati. Accarezzati da Lui, più amati da Lui sentendo questa carezza, questo amore. Così piano piano Dio trasforma il nostro cuore con la sua misericordia, e trasforma anche la nostra vita. Non restiamo sempre uguali, ma veniamo “lavorati”. Dio ci lavora il cuore, è Lui, e noi siamo lavorati come l’argilla nelle mani del vasaio; e l’amore di Dio prende il posto del nostro egoismo. Ecco perché credo che è importante andare in chiesa: non solo guardare Dio, lasciarsi guardare da Lui. Questo penso. Grazie.

Seconda domanda: Perché ci sono dei genitori che amano i bambini sani e invece quelli malati o con problemi no?

Papa Francesco: La tua domanda riguarda i genitori, il loro atteggiamento davanti ai bambini sani e a quelli malati. Ti direi questo: di fronte alle fragilità degli altri, come le malattie, ci sono alcuni adulti che sono più deboli, non hanno la forza sufficiente per sopportare le fragilità. E questo perché loro stessi son fragili. Se io ho una grossa pietra, non posso appoggiarla sopra una scatola di cartone, perché la pietra schiaccia il cartone. Ci sono genitori che sono fragili. Non abbiate paura di dire questo, di pensare questo. Ci sono genitori che sono fragili, perché sono sempre uomini e donne con i loro limiti, i loro peccati e le fragilità che si portano dentro, e magari non hanno avuto la fortuna di essere aiutati quando loro erano piccoli. E così con quelle fragilità vanno avanti nella vita perché non sono stati aiutati, non hanno avuto l’opportunità che abbiamo avuto noi di trovare una persona amica che ci prenda per mano e ci insegni a crescere e a farci forti per vincere quella fragilità. E’ difficile ricevere aiuto dai genitori fragili e a volte siamo noi che dobbiamo aiutarli. Invece di rimproverare la vita perché mi ha dato genitori fragili e io non sono tanto fragile, perché non cambiare la cosa e dire grazie a Dio, grazie alla vita perché io posso aiutare la fragilità del genitore così che la pietra non schiacci la scatola di cartone. Sei d’accordo? Grazie.

Terza domanda: L’anno scorso è morto uno dei nostri amici che sono rimasti in orfanotrofio. È morto nella Settimana santa, il Giovedì santo. Un prete ortodosso ci ha detto che è morto peccatore e per questo non andrà in Paradiso. Io non credo che sia così.

Papa Francesco: Forse quel prete non sapeva quello che diceva, forse quel giorno quel prete non stava bene, aveva qualcosa nel cuore che l’ha fatto rispondere cosi. Nessuno di noi può dire che una persona non è andata in cielo. Ti dico una cosa che forse ti stupisce: neppure di Giuda possiamo dirlo. Tu hai ricordato il vostro amico che è morto. E hai ricordato che è morto il Giovedì santo. Mi sembra molto strano quello che hai sentito dire da quel sacerdote, bisognerebbe capire meglio, forse non è stato capito bene... Comunque io ti dico che Dio vuole portarci tutti in paradiso, nessuno escluso, e che nella Settimana santa noi celebriamo proprio questo: la Passione di Gesù, che come Buon Pastore ha dato la sua vita per noi, che siamo le sue pecorelle. E se una pecorella è smarrita, Lui la va a cercare finché non la ritrova. E’ così. Dio se ne sta seduto, Lui va, come ci fa vedere il Vangelo: Lui è sempre in cammino per trovare quella pecorella, e non si spaventa quando ci trova, anche se siamo in uno stato di grande fragilità, se siamo sporchi di peccati, se siamo abbandonati da tutto e dalla vita, Lui ci abbraccia e ci bacia. Poteva non venire ma è venuto per noi il Buon Pastore. E se una pecorella è smarrita, quando la trova se la mette sulle spalle e pieno di gioia la riporta a casa. Io posso dirti una cosa: sono sicuro, conoscendo Gesù, sono sicuro che questo è ciò che in quella Settimana santa il Signore ha fatto con il vostro amico.

Quarta domanda: Perché noi abbiamo avuto questa sorte? Perché? Che senso ha?

Papa Francesco: Sai, ci sono “perché?” che non hanno risposta. Per esempio: perché soffrono i bambini? Chi può rispondere a questo? Nessuno. Il tuo “perché?” è uno di quelli che non hanno una risposta umana, ma solo divina. Non so dirti perché tu hai avuto “questa sorte”. Non sappiamo il “perché” nel senso del motivo. Cosa ho fatto di male per avere questa sorte? Non lo sappiamo. Ma sappiamo il “perché” nel senso del fine che Dio vuole dare alla tua sorte, e il fine è la guarigione – il Signore guarisce sempre – la guarigione e la vita. Lo dice Gesù nel Vangelo quando incontra un uomo cieco dalla nascita. E questo si domandava sicuramente: “Ma perché io sono nato cieco?”. I discepoli chiedono a Gesù: “Perché è così? Per colpa sua o dei suoi genitori?”. E Gesù risponde: “No, non è colpa sua né dei suoi genitori, ma è così perché si manifestino il lui le opere di Dio” (cfr Gv 9,1-3). Vuol dire che Dio, davanti a tante situazioni brutte in cui noi possiamo trovarci fin da piccoli, vuole guarirle, risanarle, vuole portare vita dove c’è morte. Questo fa Gesù, e questo fanno anche i cristiani che sono veramente uniti a Gesù. Voi lo avete sperimentato. Il “perché” è un incontro che guarisce dal dolore, dalla malattia, dalla sofferenza, e dà l’abbraccio della guarigione. Ma è un “perché” per il dopo, all’inizio non si può sapere. Io non so il “perché”, non posso neppure pensarlo; so che quei “perché?” non hanno risposta. Ma se voi avete sperimentato l’incontro con il Signore, con Gesù che guarisce, che guarisce con un abbraccio, con le carezze, con l’amore, allora, dopo tutto il male che potete aver vissuto, alla fine avete trovato questo. Ecco “perché”.

Quinta domanda: Succede che mi sento sola e non so che senso abbia la mia vita. La mia bambina è in affido e alcune persone mi giudicano che non sono una buona mamma. Invece io credo che mia figlia stia bene e che ho deciso correttamente anche perché ci vediamo spesso.

Papa Francesco: Sono d’accordo con te che l’affido può essere un aiuto in certe situazioni difficili. L’importante è che tutto sia fatto con amore, con cura per le persone, con grande rispetto. Capisco che spesso ti senti sola. Ti consiglio di non chiuderti, di cercare la compagnia della comunità cristiana: Gesù è venuto a formare una nuova famiglia, la sua famiglia, dove nessuno è solo e siamo tutti fratelli e sorelle, figli del nostro Padre del cielo e della Madre che Gesù ci ha dato, la Vergine Maria. E nella famiglia della Chiesa possiamo ritrovarci tutti, guarendo le nostre ferite e superando i vuoti d’amore che spesso ci sono nelle nostre famiglie umane. Tu stessa hai detto che credi che tua figlia stia bene nella Casa-famiglia anche perché tu sai che lì ci tengono alla bambina e anche a te. E poi hai detto: “Ci vediamo spesso”. A volte la comunità dei fratelli e delle sorelle cristiani ci aiuta così. Affidarsi l’uno all’altro. Non solo i bambini. Quando uno sente qualcosa al cuore si affida all’amica, all’amico e fa uscire dal cuore quel dolore. Affidarsi fraternamente gli uni agli altri, questo è bellissimo e questo lo ha insegnato Gesù. Grazie.

Sesta domanda: Quando avevo due mesi di vita mia mamma mi ha abbandonato in un orfanotrofio. A 21 anni ho cercato mia madre e sono rimasto con lei 2 settimane ma non si comportava bene con me e quindi me ne sono andato. Mio papà è morto. Che colpa ho io se lei non mi vuole? Perché lei non mi accetta?

Papa Francesco: Questa domanda l’ho capita bene perché l’hai detta in italiano. Voglio essere sincero con te. Quando ho letto la tua domanda, prima di dare le istruzioni per fare il discorso, ho pianto. Ti sono stato vicino con un paio di lacrime. Perché non so, mi hai dato tanto; gli altri pure, ma tu mi hai preso forse con le difese basse. Quando si parla della mamma sempre c’è qualcosa… e in quel momento mi hai fatto piangere. Il tuo “perché?” assomiglia alla seconda domanda, sui genitori. Non è questione di colpa, è questione di grandi fragilità degli adulti, dovute nel vostro caso a tanta miseria, a tante ingiustizie sociali che schiacciano i piccoli e i poveri, e anche a tanta povertà spirituale. Sì, la povertà spirituale indurisce i cuori e provoca quello che sembra impossibile, che una madre abbandoni il proprio figlio: questo è il frutto della miseria materiale e spirituale, frutto di un sistema sociale sbagliato, disumano, che indurisce i cuori, che fa sbagliare, fa sì che noi non troviamo la strada giusta. Ma sai, questo richiederà tempo: tu hai cercato una cosa più profonda del suo cuore. Tua mamma ti ama ma non sa come farlo, non sa come esprimerlo. Non può perché la vita è dura, è ingiusta. E quell’amore che è chiuso in lei non sa come dirlo e come accarezzarti. Ti prometto di pregare perché un giorno possa farti vedere quell’amore. Non essere scettico, abbi speranza.

Simona Carobene (responsabile dell’iniziativa): A me ha colpito tantissimo il messaggio in occasione della giornata dei poveri. Mi ha fatto sobbalzare perché mi sono chiesta “io come guardo i miei ragazzi?”. Alle volte mi accorgo che sono presa dal fare e dimentico perché Gesù ci ha messi insieme. Occorre che io faccia ancora un cammino di conversione, e questo cammino è continuo e non può mai essere dato per scontato. Per questo continuo a seguire i miei ragazzi, perché sono “i miei santi”. E rimango incollata a Santa Madre Chiesa attraverso il carisma di don Giussani che è la modalità concreta che mi ha fatto amare Gesù. Allo stesso tempo però il richiamo del Suo messaggio era molto concreto. Si parlava di condivisione vera. Ho iniziato a chiedermi se forse non sia arrivato il momento di fare ancora un passo in più nella mia vita, di accoglienza e condivisione. È un desiderio del cuore che mi sta nascendo e che vorrei verificare nel prossimo periodo. Quali sono i segni da guardare per capire quale è il disegno per me? Cosa vuol dire vivere la vocazione della povertà fino in fondo?

Papa Francesco: Simona, grazie della tua testimonianza. Sì, la nostra vita è sempre un cammino, un cammino dietro al Signore Gesù, che con amore paziente e fedele non finisce mai di educarci, di farci crescere secondo il suo disegno. E a volte ci fa delle sorprese, per rompere i nostri schemi. Il tuo desiderio di crescere nella condivisione e nella povertà evangelica viene dallo Spirito Santo: questo non si può comprare, affittare, soltanto lo Spirito è capace di far questo e Lui ti aiuterà ad andare avanti in questa strada nella quale tu e gli amici avete fatto tanto bene. Avete aiutato il Signore a compiere le sue opere per questi ragazzi.Grazie ancora a tutti voi. Incontrarvi mi ha fatto tanto bene. Vi porto nelle mie preghiere. E mi raccomando, anche voi pregate per me perché ne ho bisogno. Grazie!

© Riproduzione riservata
CERCO FAMIGLIA
 
FONTE QUOTIDIANO AVVENIRE
 
Daniela Pozzoli mercoledì 10 gennaio 2018
 

Roberto ha 11 anni e frequenta la prima media con scarso profitto. E’ un ragazzino sensibile e intelligente. Vive in una comunità da oltre un anno perche i suoi genitori litigavano in continuazione e lo trascuravano anche a causa della loro sofferenza mentale. Roberto sta attraversando un periodo di profondo disorientamento e fatica a tollerare le frustrazioni che ne derivano. Trascorre molto tempo da solo e sopra a ogni cosa desidera avere un posto sicuro e stabile, come il fratello che è inserito in una famiglia
affidataria, dove possa trovare degli adulti che si prendano cura di lui. Roberto ha bisogno di due “genitori” accoglienti e rassicuranti che sappiano anche accompagnarlo in questi difficili anni di crescita, recuperando fiducia in se stesso. Per lui si cerca una famiglia residente nella provincie di Monza o Milano, con figli preferibilmente coetanei o maggiori di età per un affido familiare a tempo pieno.

Info: Progetto affido Mowgli, via N. Sauro, 12 – Arcore (Mi); tel.: 039.6882285 (lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 15.30; giovedìdalle 14.00 alle 18.30); e-mail: affidimowgli@asc.offertasociale.it

Il dialogo. «Perché mia mamma mi ha abbandonato?». Il Papa: piango per te

  

                                                 La solidarietà di chi non ha niente e l’egoismo di chi ha tutto!!

 

Questo mio ricorso alla corte Europea di Strasburgo a favore  dei  migranti lo considero come  un atto dovuto.. da parte di una persona che ha investito gran parte della propria vita a difendere i deboli, gli emarginati, i minori, gli orfani e i lavoratori, dando sempre  voce a chi non ha voce.. In un paese dove  la maggior parte della gente critica tutto e tutti,  dove tutti si lamentano dello status politico-economico formato da molti corrotti,  senza però alzare in primis,  un dito per cercare di cambiare le cose non è facile alzare la propria voce libera  e uscire dai tanti lacci che legano per interessi sempre più variegati, lo status sociale,  attore istituzionale e  buonista di facciata.

Questi soggetti deboli, agli occhi della gran parte della gente sono visti come intrusi che sono venuti nel nostro paese solo per rubarci lavoro..e per questo sono  guardati a vista come temibili concorrenti, dove le opportunità lavorative per noi italiani doc sono sempre meno.. Ma che vogliono questi esseri!! Noi abbiamo sudato anni per raggiungere stabilità economica, abbiamo fatto tanti sacrifici per crearci una posizione nella società..  E questi individui pretendono subito , una casa, un lavoro.. ma che vadano a quel paese!!… Frase fra le più gentili  che in questi anni ho sentito proferire da taluni.

Io credo invece che il popolo italiano non sia quello che  appendiamo dai media o dai bar, o da politici che sul razzismo vivacchiano di consensi,  credo che il popolo italiano invece sia solidale quanto basta per essere preso ad esempio da altri stati europei, più ricchi, ma molto egoisti dal lato umano. Il problema del nostro paese è che siamo stati vittime (e forse lo siamo ancora) di politici affaristi, di gente senza scrupoli che anche  sulla povertà sono riusciti a creare  il loro business, dove chi decide  fa leggi  anche importanti, ma che  poi alla fine  non si preoccupa di farle applicare  correttamente.

Con i soldi ,pubblici, che sono  i ,nostri, il paese  è stato governato da decenni da veri e propri comitati d’affari .. tanti soldi si sono fermati  e si fermano e si fermeranno in mille rivoli clientelari.. per accontentare  la numerosa clientela istituzionale che alla fine determina consensi al politico di turno.... Anche questa emergenza profughi per taluni affaristi senza scrupoli è diventato un business sporco. Tutto ciò ha provocato  odio e avversità verso queste persone…  che  hanno la sola  colpa di essere capitati in un paese corrotto... Io ho l’onore di fare volontariato puro e il nostro capitale non sono i soldi ma bensì le persone che  aiutiamo.   Non abbiamo bisogno di finanziamenti  pubblici per fare   solidarietà.  Abbiamo invece bisogno di persone vere, oneste, che investono nel capitale umano  e che credono veramente nel bene comune.. Tutto questo non è utopia.

 Gli Italiani hanno un cuore grande, generoso e solidale, cerchiamo allora di cambiare il Paese affarista , ipocrita e corrotto dando per primi noi, buon esempio .

 

Gabriele Cervi

 

 
 

Corte Europea dei Diritti dellUomo

Consiglio dEuropa

RICORSO INDIVIDUALE ALLA

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’ UOMO

 

Oggetto: Ricorso alla Comunità europea dei diritti dell’uomo per addivenire in Italia alla sburocratizzazione che attualmente è causa di non riconoscimento da parte dell’Italia dei migranti qui ospitati.. non dando loro una giusta certificazione idonea se non in tempi lunghissimi che alla fine sanciscono il ritorno dei medesimi al loro paese d’origine dopo anni in Italia senza aver avuto la possibilità di studiare e lavorare..

Mi chiamo Gabriele Cervi sono cittadino italiano e con la presente ricorso vorrei comunicare a codesta spettabile commissione europea dei diritti dell’uomo una problematica umanitaria riguardante i migranti ospitati in Italia.

Premesso

Che l’Italia è un paese ospitale e che a tutt’oggi si è sempre attivata in alcuni casi con abnegazione a ricevere i migranti che giungono sempre più numerosi sulle coste italiane

Si fa presente

Però la totale incapacità dello Stato Italiano di addivenire in tempi brevi al rilascio di certificazione (permesso di soggiorno, asilo politico ecc) a queste persone che si vedono dopo due anni e più , parcheggiate in strutture d’accoglienza dovere ritornare nel proprio paese in quanto tali permessi non sono stati accordati. Questo lentissimo non loro riconoscimento da parte delle istituzioni preposte italiane fa si che i migranti dall’Italia ospitati, non possano nel frattempo seguire corsi professionali o andare a scuola, e non possano cercare un lavoro in quanto sprovvisti di documenti,

In questi anni tale piaga sociale soprattutto nel meridione d’Italia ha reso questi soggetti deboli e non tutelati (ribadisco per mancanza di certificazione idonea) siano sfruttati per poche lire.. Cito per tutti l’esempio del Caporalato molto in voga in Sicilia ed altre regioni del sud d’Italia.

Si fa presente inoltre

Che questa iniqua e lentissima procedura burocratica inficia altre opportunità per questi migranti, di cui una parte consistente vorrebbe non fermarsi in Italia ma andare in paesi dove i medesimi vengono presto riconosciuti rilasciando a loro i permessi e certificazioni che permettono il pieno inserimento sociale, sia lavorativo che scolastico che in Italia non possono sperare di avere .

Business dei migranti

Questa latitanza da parte delle istituzioni italiane (Parlamento e Governo) a lungo andare ha prodotto da parte di soggetti sociali (mi riferisco ad alcune cooperative sociali che operano in Italia) truffe e criminalità sulla pelle di questi soggetti deboli. Un esempio per tutti (ne hanno parlato anche i giornali internazionali) è quella colossale truffa denominata  Roma mafia capitale, dove i vari illeciti giravano proprio sfruttando i migranti..

Oltre avere citato questi veri e proprie azioni criminali ( penalmente da noi si chiamano associazioni a delinquere ) non posso non citare alcune benemerite associazioni che con trasparenza ed abnegazione aiutano i migranti prima fra tutte la Caritas Italiana. Non posso qui citare il nostro Santo Padre Papa Francesco che più volte ha alzato la Sua Autorevole voce a favore di questi esseri umani che sono nostri fratelli al di sopra delle religioni professate ma nel rispetto delle medesime. Il Santo Padre ha più volte condannato palesando la mercimonia e il business che taluni hanno fatto illegalmente sui migranti.

Come cittadino e come operatore sociale (sono Presidente di una associazione onlus denominata : in cammino con S.Francesco la cascinetta didattica di Castelvede) il nostro fare è anche rivolto a favore dei migranti).

Attiviamodei corsi totalmente gratuiti e dal 2015 (data della nostra fondazione) con la collaborazione della Caritas Diocesana di Cremona attiviamo corsi mirati per i migranti. L’associazione che rappresento, si autofinanzia e abbiamo fatto la scelta di non fruire di nessun contributo pubblico in quanto riteniamo che il nostro fare bene comune sia possibilmente il più puro e trasparente possibile. Seguendo le orme di S.Francesco. d’Assisi.

Nel nostro piccolo possiamo aiutare questi ragazzi dando loro la possibilità di scoprire la propria manualità, alla fine del percorso formativo POSSIAMO  rilasciare un attestato di frequenza, che aiuta e ridà dignità , speranza , ed autostima..Questo illustri membri della commissione europea dei diritti dell’uomo è un breve sunto di quello che vedo nel quotidiano nel fare volontariato. Questo purtroppo succede forse prevalentemente in Italia di cui si dice essere un paese democratico ed aperto a tutte le colture .. E’ una piaga sociale che andrebbe al più presto estirpata.. : per questo mi rivolgo a voi come semplice cittadino, per chiederVi in quanto membri della Commissione dei diritti dell’Uomo di intervenire presso le istituzioni italiane (Parlamento italiano, Presidente della Repubblica, Governo Italiano ecc) per sollecitare al più presto una legge o decreto legge in cui si dia tempi certi al riconoscimento dei migranti che arrivano sempre di più in Italia e nel contempo per favorirne la loro vera integrazione…

A lungo andare se ciò non avverrà questa inumana lacuna italiana potrebbe anche procurare disordini (come già del resto sono avvenuti ) non più gestibili per la sicurezza di tutti.

Di quanto sopra scritto mi predo piena responsabilità civile e penale, firmando per esteso questa informativa ed allegando copia della mia carta d’identità. Vi chiedo se potete in coscienza fare qualche cosa persollecitare il Governo Italiano a porre al più presto rimedio all’ attuale status quo, i migranti ve ne saranno eternamente grati.

In fede.

Gabriele Cervi

Castelverde lì24 giugno 2016

Gabriele Cervi

Via Mons.Gardinali, 11

26022 Castelverde(Prov. Cremona)

Si allega documentazione cartacea relativa alle irregolarità testèsopracitate.

 
La solidarietà di chi non ha niente e l’egoismo di chi ha tutto!!
La solidarietà di chi non ha niente e l’egoismo di chi ha tutto!!
 
 
La solidarietà di chi non ha niente e l’egoismo di chi ha tutto!!
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“Avvenire”: iniziata in diocesi la campagna abbonamenti a prezzi speciali. Ecco le diverse possibilità
Lettera del vescovo Antonio Napolioni che esprime "convinzione e fiducia" per questa nuova proposta

Dal 14 gennaio l’informazione della Chiesa cremonese sul quotidiano Avvenire è raddoppiata, grazie alle due pagine dedicate pubblicate ogni domenica. Nello stesso tempo è entrata nel vivo la campagna di abbonamenti  con differenti proposte per ricevere il giornale della domenica a prezzi agevolati.

Gli ex-abbonati al settimanale diocesano “La Vita Cattolica” stanno ricevendo per posta le istruzioni per approfittare dell’offerta del quotidiano cattolico. Invece…

PER I NUOVI ABBONATI ALL’EDIZIONE CARTACEA:

Occorre PRIMA contattare l’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Cremona (tel. 0372-800090) o la Curia vescovile (tel. 0372-495011) oppure inviare una e-mail a comunicazionisociali@diocesidicremona.it indicando nominativo, recapito telefonico, indirizzo postale ed, eventualmente, posta elettronica. Nei giorni successivi il servizio abbonamenti di Avvenire ricontatterà personalmente ogni richiedente per perfezionare la richiesta di adesione secondo la modalità scelta.

DUE MODALITA’ al prezzo scontato di 45 euro:

  1. ABBONAMENTO POSTALE:  abbonamento annuale al numero domenicale cartaceo di Avvenire con la consegna direttamente al proprio indirizzo nei giorni successivi;

2. IN EDICOLA: ritirando la propria copia la domenica stessa in una qualsiasi edicola del territorio diocesano, consegnando gli appositi coupon. Tutti gli abbonati avranno, compreso nel prezzo, anche l’accesso all’edizione on-line.

 

ALTRA POSSIBILITA’: ABBONAMENTO DOMENICALE ON LINE 

Non manca neppure la possibilità di abbonamento al numero domenicale on-line di Avvenire al costo di 39,99 euro: in questo modo si potrà consultare l’intero quotidiano della domenica facilmente dal proprio pc, tablet o telefonino. Per abbonarsi: cliccare qui

In vista della campagna abbonamenti il vescovo Antonio Napolioni ha rivolto un particolare messaggio, che vi proponiamo:

Voglio innanzitutto dire che la decisione di concludere la pubblicazione del nostro settimanale è stata dolorosa ma necessaria, per ripartire con più slancio verso una comunicazione aggiornata ed efficace.

Poiché la Chiesa deve pensare a tutti e non basarsi solo sui grandi numeri, il progressivo calo del numero di abbonati e lettori del settimanale La Vita Cattolica non giustifica l’abbandono di persone, famiglie e comunità che magari fanno fatica a usare le moderne tecnologie per restare in contatto con la Chiesa diocesana e le sue attività.